Innovazione sociale, Geoff Mulgan: “Usiamo la crisi della pandemia per ridurre le diseguaglianze”

Innovazione sociale, Geoff Mulgan: “Usiamo la crisi della pandemia per ridurre le diseguaglianze”

“Sarà interessante vedere nei prossimi 12 mesi come le società e i governi rafforzeranno la propria capacità di affrontare le enormi diseguaglianze che sono state acuite dalla crisi” dice Geoff Mulgan, esperto mondiale di innovazione sociale, in vista di Forum PA 2021. Il suo intervento il 25 giugno

La pandemia ha fatto emergere la necessità di una maggiore innovazione sociale per ripianare le diseguaglianze che si sono acuite a causa di questo evento epocale. A dirlo è Geoff Mulgan, docente di Intelligenza collettiva, innovazione sociale e politiche pubbliche presso la UCL di Londra, in un’intervista rilasciata in vista del suo intervento, il 25 giugno, a FORUM PA 2021. Già direttore della Young Foundation dal 2004 al 2011 e CEO dal 2011 al 2019 di NESTA UK, la più importante organizzazione britannica per l’innovazione sociale, Mulgan evidenzia come la pandemia da Covid19 abbia fatto indirettamente emergere alcune questioni di rilievo: problemi mentali, situazione degli homeless, diseguaglianze tra etnie diverse ma anche tra uomini e donne. Allo stesso tempo, però, potrebbe rappresentare un’opportunità. “In tutto il mondo – sottolinea Sir Geoff Mulgan – c’è stato un enorme sviluppo di nuovi metodi per fornire sostegno alle persone durante la pandemia, in particolare a quelle isolate e sole. Ma la cosa più interessante sarà vedere nei prossimi 12 mesi come le società e i governi rafforzeranno la propria capacità di affrontare le enormi diseguaglianze che sono state acuite dalla crisi”.

L’esperto mondiale di politiche di innovazione parteciperà appunto, nel corso di FORUM PA 2021, allo Scenario dal titolo “Ridurre le disuguaglianze, favorire la coesione sociale e territoriale e la parità di genere”. Partendo da un dato: i cittadini “vogliono vedere i rispettivi governi utilizzare la crisi per affrontare alcuni dei problemi fondamentali della società, quali le disuguaglianze, il cambiamento climatico, e così via”.

Cosa dovranno dunque fare le amministrazioni pubbliche per soddisfare questa esigenza di maggiore uguaglianza dei cittadini? “Penso che il governo cambierà – afferma Mulgan – e somiglierà alle aziende nella ricerca costante delle migliori innovazioni. Per esempio nella didattica online, dove abbiamo visto nell’ultimo anno una straordinaria ondata di sperimentazione in tutto il mondo, o nella gestione dei sistemi di welfare, nell’aumento delle tasse, nell’organizzazione della democrazia…”.

La gestione e l’utilizzo dei dati è importante, ma non è l’unica arma in mano ai governi per ripianare le diseguaglianze. Occorre “governare attraverso l’utilizzo dei dati, della creatività, mobilitando le intelligenze, ovunque si trovino”.

Infine Mulgan stronca il modello di democrazia diretta proposta in passato da alcune forze politiche anche nel nostro Paese. “Alcuni, qualche anno fa – afferma – pensavano che saremmo passati dalla democrazia rappresentativa parlamentare ai cittadini che si esprimono premendo pulsanti o facendo clic su ‘mi piace’ o ‘non mi piace’, un referendum perpetuo. Negli ultimi 10 anni, ci siamo resi conto che questo era tanto negativo quanto il sistema che si proponeva di sostituire. Abbiamo bisogno di democrazie che valorizzino davvero l’intelligenza della società e che utilizzino anche le piattaforme non per polarizzare, ma per incoraggiare le persone a parlare”.

QUI IL VIDEO DELL’INTERVISTA COMPLETA A MULGAN

 

fonte: economyup.it



Il Fondo per l’Innovazione  Sociale (F.I.S,) prevede un Programma triennale che finanzia progetti innovativi  di amministrazioni locali (comuni capoluogo e città metropolitane) nei settori dell’inclusione sociale, dell’animazione culturale e della lotta alla dispersione scolastica.

 

L’iniziativa del Dipartimento della Funzione Pubblica intende  promuovere e guidare processi di innovazione sociale grazie a  progettualità sviluppate dal basso, in grado di accompagnare e validare modelli di intervento tali da fornire risposte più efficaci rispetto ai bisogni dei cittadini e più efficienti rispetto all’allocazione e all’utilizzo delle risorse pubbliche anche con il coinvolgimento di attori e finanziamenti del settore privato, secondo lo schema della finanza di impatto.